Non è facile definire la situazione in cui la scuola, l’ Italia, il mondo intero sono precipitati, dopo la scoperta e la diffusione del Covid-19. Molte sono le metafore che vengono alla mente, alcune delle quali ormai ampiamente sfruttate e perciò desemantizzate. Certo, possiamo pensare a cataclismi naturali o a cataclismi umani ma a noi pare che la condizione attuale sia caratterizzata da un senso di liquidità, di impossibilità di afferrare i problemi e le situazioni e, conseguentemente, di elaborare, se non soluzioni, almeno proposte. L’ impressione è che siamo tutti quasi incantati e impauriti di fronte all’ ignoto. E’ un fatto che i primi ad essere spaesati e incapaci di affrontare la gravità del momento siano i politici; che si muovono a caso, in maniera contradditoria, trasmettendo l’ impressione di occultare le loro difficoltà, con l’ unico scopo, forse, di aggiustare il loro operato anche manipolando il vero. Stanno succedendo, nella scuola e nella società, fatti nuovi, preoccupanti che cambiano lentamente ma inesorabilmente il quadro democratico. Si tratta di mutamenti che si susseguono, in campi diversi, dettati dall’ emergenza ma che, ricondotti in un contesto unitario, dimostrano che, a poco a poco, il nostro mondo di riferimento ha mutato paradigmi consolidati. Lungi da noi l’ idea del “ complotto” ideato a tavolino, certamente assommando decisioni consapevoli a reazioni immediate vediamo un mondo profondamente in mutazione. Basti accennare alla situazione dell’ istruzione, che sarebbe materia esclusiva dello Stato. Eppure, su di essa agiscono ormai indisturbati, Presidenti di Regione, sindaci e via dicendo. Ognuno dice (e fa) la sua, con il Governo che lascia fare: per non avere grane o per aprire la strada all’ autonomia differenziata, per via amministrativa? Nel numero scorso di questo giornale, Rino Di Meglio invitava i colleghi a tenere occhi e coscienze aperte per cogliere le manovre- queste sì volute- orientate a modificare la funzione istituzionale della scuola. Non è un caso che il tradizionale Convegno che la Gilda organizza ogni 5 ottobre, giornata mondiale dell’ insegnante, sia stato dedicato a questa tendenza: La scuola del futuro non può nascere dall’ emergenza è il resoconto accurato di Ester Trevisan. A ciò in questo numero Rino Di Meglio aggiunge il dato, ormai certo, che, grazie all’ emergenza Covid si vuole limitare la libertà nelle scuole. Il Punto, Covid e attacco alla libertà nelle scuola. Per dimostrare che l´emergenza sanitaria non obbliga a limitare le libertà democratiche, la Gilda ha prorogato il proprio congresso per il rinnovo delle cariche e tutte le attività connesse, non con un atto d´imperio ma con la regolare assemblea dei delegati. Gianluigi Dotti ne parla in Si può fare, si può fare. Anche Fabrizio Reberschegg, Dad e DDI: servono regole certe per garantire diritti e libertà di insegnamento, puntualizza le condizioni da far rispettare nella (eventuale) introduzione di Dad e Did per difendere la libertà d’ insegnamento, a cui si associa, sullo stesso tema Piero Morpurgo, Contro le “stravaganze” del ministero (per DaD e DDI). Anche il prezioso contributo di Frank Furedi, E-learning: un modo per ridimensionare l’ autorevolezza scolastica, conferma la deriva generale che agisce contro la scuola. Sempre in tema di Covid-19: sugli interventi istituzionali a sostegno, come il Recovery Fund, due articoli suggeriscono a chi voglia ascoltare, idee sensate per intervenire seriamente nella scuola: Antonio Antonazzo, Formazione d’ attacco, argomenta in maniera molto convincente come la soluzioni di concorsi riservati, perseguiti dalla Ministra e da tutto il governo, siano stati più una rigidità contro i sindacati che una scelta oculata e ragionevole. Nel suo articolo, anche una serie di proposte articolate per risolvere il problema del precariato. Gianluigi Dotti, Recovery Fund: Come migliorare scuola e istruzione suggerisce alcune soluzioni per la scuola. Mentre, sulle ricadute sulle Università italiane e del mondo, Marco Morini, Università nel mondo: creatività per non perdere i profitti, racconta delle iniziative accademiche per non rallentare il flusso economico che le Università generano nella società. Sulla scuola in senso ampio (e critico): un’ intervista con Vincenzo Balzani, professore emerito a Bologna, Troppo lentamente si avanza per salvare la Terra in cui viviamo, rileva l’ importanza dell’ approccio competente e culturale ai problemi dell’ ambiente, approccio che solo una scuola seria può fornire. Una recensione al libro di Luca Ricolfi, La società signorile di massa e un’ intervista all’ autore, entrambe a cura di Stefano Battilana, Il Belpaese dei signori: un’ analisi sociologica e Scuola e Università hanno bisogno soprattutto di verità, puntano il dito sulle responsabilità di una scuola “debole”, che non educa ma sostanzialmente illude i giovani. Un articolo di Fabrizio Tonello, Siamo sempre lo straniero di qualcun altro, fotografa una classe prototipo delle tante situazioni miste e complesse di studenti autoctoni e stranieri. Fabrizio Reberschegg recensisce il libro di Adolfo Scotto di Luzio, Nel groviglio degli anni Ottanta, “un esempio di approccio originale ad una storia che non segue la linea del tempo”. Rocco Antonio Nucera, Diritto dei cittadini UE alla Formazione integrata, analizza le decisioni della Commissione europea in tema di formazione per tutti. Piero Morpurgo continua a raccontarci la storia della Scuola: 1942: costruire una cultura fondata sulla libertà della ricerca e dell’insegnamento. Massimo Quintiliani, per Viaggi & cultura, ci informa sulla bellissima Villa Medici a Roma, accademia di Francia. Renza Bertuzzi

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